Museo Mandralisca: il patrimonio culturale di Cefalù

Questa è l’unica struttura museale della città, ma è anche un vero e proprio scrigno di tesori. L’istituzione si deve al barone Enrico Pirajno di Mandralisca che, in soli 55 anni di vita raccolse, nella sua casa, un’ampia gamma di oggetti d’arte che costituiscono l’attuale esposizione museale. Si possono osservare monete, libri, opere d’arte, strumenti scientifici, reperti archeologici, raccolte malacologiche e vari documenti.

La raccolta del barone era già citata in una guida turistica del 1842. Per lascito testamentario, il barone, lasciò i suoi averi esclusivamente per fornire una rendita per il mantenimento del Liceo e della scuola serale da lui voluta, per colmare la mancanza di istituzioni scolastiche. Il barone morì nel 1864 e nel 1866 il comune di Cefalù ottenne , per il liceo Mandralisca, il riconoscimento di ente morale. Ma il liceo iniziò la sua storia solo nel 1888, dopo la morte della moglie di Maria Francesca Parisi, la moglie del barone che era usufruttuaria dei beni.

Durante la prima guerra vennero venduti certi fondi di poco interesse, ma per tutelare il lascito, si iniziò a mettere dei vincoli. Il primo fu apposto  nel 1916 su un dipinto attribuito ad Antonello di Messina: “Il sorriso dell’ignoto marinaio”. Tra il 1925 e il 1926 Columba sistemò il lascito monetario catalogando le 2526 monete che vennero esposte al pubblico in vetrine specifiche.

Nel 1933 la Fondazione si arricchì dei dipinti della pinacoteca comunale e acquistò anche importanti opere letterarie e fra queste, in particolare, un Portolano risalente al 1643. Il museo accolse anche un mosaico di epoca romana ritrovato durante alcuni scavi avvenuti nella cittadina.

Nel 1939 venne acquistata anche la struttura adiacente alla casa del barone per ampliare la struttura. Durante la guerra, per paura dei bombardamenti le opere vennero depositate in un rifugio antiaereo, ma alla fine tornarono al loro posto originario. Tra alti e bassi, nel 1976 la fondazione sfiorò il rischio di fallimento ma si salvò con l’aiuto di una sottoscrizione popolare e da lì iniziò la sua rinascita, grazie anche al romanzo “Il sorriso dell’ignoto marinaio” di Vincenzo Consolo che racconta della passione del barone per quel quadro, contribuendo a diffondere l’interesse per questo luogo. Alla collezione, sempre a seguito di scavi archeologici, si aggiunsero anche due sarcofagi ellenistici.

Nel 1977 venne inaugurata anche la parte inferiore del palazzo che era utilizzata per conservare l’olio e mostra grandi giare seminterrate. Sempre in quell’anno fu mandata in onda una trasmissione di Federico Zeri in cui si raccontava il museo e da allora è stata avviata anche una collaborazione molto fruttifera con altre istituzioni culturali.

 

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