Enrico Pirajno di Mandralisca: il perno di Cefalù

Enrico Pirajno barone di Mandralisca è una personalità di spicco nel paese di Cefalù vissuta nella prima metà dell’800. Si tratta di un personaggio peculiare e di gran lunga acculturato sempre incuriosito ad accrescere la sua conoscenza: ma la sua persona si distinse soprattutto in veste di patriota portatore di ideali risorgimentali. Non a caso può essere definito come un uomo civile il cui benessere della comunità veniva al primo posto, per cui fu sempre molto solidale con la sua gente.

Una mente brillante

Pirajno fu un uomo eclettico ed erudito, che si distinse per i suoi molteplici interessi: dall’archeologia alla storia, al naturalismo. Tutte discipline a cui si dedicò caldamente e in maniera continua, senza mai dimenticare il suo impegno sociale profondo che vedeva la cultura come mezzo di elevazione e di progresso.


Sin dalla tenerà età si appassiona a tutto ciò che era collegato al naturalismo, incentrandosi soprattutto sulla malacologia. A dimostrazione di quanto presso il museo Mandralisca è conservata una imponente collezione di conchiglie marine, terrestri e di acque dolci. I suoi lavori di malacologia lo portano ad inserirsi nel circuito scientifico nazionale e internazionale in
un momento dove il progresso in campo naturalistico stava avendo il suo momento di gloria.


Lo studioso, eclettico a più non posso, amava molto anche l’archeologia, tanto che non solo si dedicava al collezionisimo ma anche a solgere in prima persona degli scavi e delle ricerche a Lipari e Cefalù. A Lipari, in “Contrada Diana” scoprì la presenza di vasi italioti e sicelioti di particolare interesse oltre al fatto che fu ritrovata un’importante necropoli ellenistica.

L’amore per la numismatica

Massimo intereste del barone Mandralisca fu quello per la numismatica è testimoniato non solo dalla collezione di monete magnogreche ma anche di quelle siceliote, corinzie, romane e medievali, ritrovate durante le sue ricerche e/o acquisite con scambi con altri collezionisti- Inoltre si impegnò ad arricchire la propria Biblioteca, al fine di poter avere dei degni confronti con studiosi e cultori della materia, non soltanto siciliani.

Quanto da lui raccolto ricrea l’immagine di uno studioso e di un intellettuale che si ricollegava alle più importanti Accademie italiane e non: degne di menzione in tal senso sono l’Accademia Panormitana Scientiarum acLitterarum, la Reale Accademia Peloritana, l’Accademia di Agricoltura, Commercio ed Arti di Verona e così via.

Olttre che intellettuale, un patriota

Ciò che distinse maggiormente la figura di Enrico Pirajno di Mandralisca fu l’attività politica e da patriota. Non a caso all’interno dell’Elogio funebre, il suo grande amico, Gaetano La Loggia, affermava che “oltre che scienziato egli fu cittadino vero, poiché sopra ogni cosa amava il suo paese e quindi gli uomini, la terra, i monumenti, le sue libertà”.

La sua naturale intelligenza, l’apertura alla cultura, lo portarono ad esaltare continuamente i
principi di giustizia e di rinnovamento sociale. Motivo per cui scrive la sua memoria Sulle prestazioni pretese dalla Mensa Vescovile (di Cefalù), dove condanna le piramidi feudali ancora troppo ancorate nella civiltà. Egli infatti scriveva “i quali volle Iddio…vuole il progresso, si togliessero in vantaggio della libera industria, commercio, dell’agricoltura”. Per cui si decise ad impeigare le proprie forze all’interno di uno schema politico più grande. In occasione dei moti rivoluzionari del 1848, Pirajno votò a sfavore del sovrano Borbonico, per cui fu pure eletto Presidente del Comitato di Cefalù e rappresentò la città nel Parlamento siciliano
presieduto da Ruggiero Settimo. Quando però Palermo fu costretta nuovamente a piegarsi alla volontà borbonica, la sua fierezza lo spinse a non rimangiarsi il voto pertanto fu costretto ad abbandonare temporaneamente la vita politica.

L’epoca dei moti rivoluzionari intorno a Francesco Bentivegna e Salvatore Spinuzza, fecero sì che il barone Mandralisca, allora locato a Napoli, fosse sospettato di partecipazione alla rivolta e fermato dalla polizia borbonica. Portatore degli ideali unitari, accettò di sedere nel Palrmaneto italiano a rappresentanza di Cefalù nel febbraio 1861. La sua attività lungo lo stivale gli fece toccare con mani il grande divario esistente tra il Nord e il Sud: un divario che vedeva il Meridione arretrato di gran lunga e che portava alla noncuranza dei politici. Dopo essersi convinto che l’Unità non fosse stata il trampolino di lancio per il miglioramento del Mezzogiorno, decise di concludere la sua attività politica.

Enrico Pirajno di Mandralisca morì nella sua amata Cefalù il 15 ottobre 1864,
all’età prematura di 55 anni. I suoi resti sono conservati nella Chiesa del Purgatorio della cittadina normanna.

 

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