Cefalù tra magia e tradizioni

Cefalù viene considerata la Perla del Mediterraneo grazie alle sue spiagge e ai suoi monumenti

Alla scoperta di un Paese ricco di storia

La cosa bella di questa località è che può regalare al viaggiatore un’esperienza avventurosa fatta di meandri segreti e storie da raccontare. Una trama di una tela ben tessuta ma di ricami assai complessi in grado di sorprendere il visitatore. Il turista non sarà solo contento di rilassarsi tra spiagge e locali notturni ma potrà anche vivere le sensazioni riscrivibili regalate da miti e leggende che sovrastano il nome del paese più particolare della Sicilia.

Cefalù non è fatta soltanto di spiagge organizzate e di mare cristallino. Il paese ha tanto più da offrire, archeologicamente ma anche storicamente per le narrazioni avvincenti e aneddoti particolari di cui sono ricoperti tutti i singoli elementi presenti nella località.

Il contrasto tra mare e montagna è il primo elemento caratteristico, soprattutto quando la neve arriva ad imbiancare le catene montuose che circondano la città, la neve verso la fine di ogni anno. Un contrasto che si vive anche fisicamente e umanamente quando in alto si pensa a sciare e in mezzo al mare si è presi a pescare.

A completare questo quadro armoniosamente contrastante c’è il verde delle pianure, che diventa ancora più fitto nei boschi della riserva del Parco delle Madonie. Il consiglio è sempre di provare a conoscere ogni angolo di Cefalù, per andare alla scoperta di una Sicilia più autentica e rurale.

L’ultimo colore che tinteggiato il quadro perfetto di Cefalù è dato dal colore rosso. Un colore che ci lascerà senza fiato soprattutto lei tramonti in riva al mare, accompagnati da un bel calice di vino e da una meravigliosa sensazione di pace. Il mix di tutti questi elementi tirerà fuori una visione di Cefalù fatta di vera magia. Una magia che unita al mistero alle leggende e ai miti che scopriremo regalerà un’emozione esoterica mai provata in altri posti.

Ogni angolo del paese pullula di storie fitte e segreti tramandati oralmente per un bagaglio culturale che non si era mai avuto sino ad ora. La storia di Cefalù nasce in epoche remote, e tuttora può essere vissuta con i brividi addosso, perchè pur essendo tutte leggende, quel pizzico di verità e di eventi straordinari si verificano ancora oggi senza una spiegazione scientifica. Della serie “non è vero ma ci credo”.

Cefalù e i suoi simboli

L’odierna Cefalù la si deve ai Normanni. Ovvero grazie al fatto che il leggendario Ruggero II spostò la corte da Palermo a Cefalù: allora, per aggraziarsi il Papa donò alla città e alla Chiesa un Duomo (dal 2015 Patrimonio Mondiale Unesco). Una struttura non semplice, ma imponente decorata da maestri bizantini per i mosaici, esperte manovalanze arabe e un vero e proprio gruppo di teologi che ne delineano una “narrazione” precisa: la Trasfigurazione.

La trasfigurazione è accennata pure sulle due torri: su quella sinistra ci sono i merli a libro (un richiamo alle tavole di Mosè), su quella a destra invece merli a fiammella (che ricordano Elia portato in cielo su un carro di fuoco). Ivi l’importanza della luce ha il suo primato per creare la giusta armonia visiva.

A prova di quanto appena detto c’è un particolare evento che si verifica soltanto una volta l’anno e che ha sempre come protagonista il leggendario re normanno: ogni 28 febbraio un raggio di sole filtra da una apertura minuscola sita nel transetto sino a baciare con precisione il punto dove si trovava il sarcofago che conservava la salma di Ruggero II (il corpo adesso si trova a Palermo). La cosa fantastica è proprio che accade il 28 febbraio, giorno in cui, stando alla leggenda, Ruggero II morì proprio nell’anno 1154!

La storia del Lavatoio Medievale

Un altro importante must di Cefalù, ereditato anch’esso dal periodo del Medioevo, è il Lavatoio Medievale (U Ciuni, ossia “il fiume” in siciliano).

Ivi si gettano le acque del fiume Cefalino prima di sfociare in mare, per cui le donne cefaludesi si recavano alla foce per lavare i panni e, tra una lavata e l’altra, a fare curtigghiu (“pettegolezzo” in siciliano). In quella sede molti erano i particolari segreti che venivano narrati, misti ai curtigghiu cifalutani che morivano insieme all’acqua. Ma la cosa bella è che ancora oggi questa tradizione è insita negli abitanti del posto. Perché le vecchie abitudini sono dure a morire.

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